CENTRI PER I RIMPATRI (CPR) E DIRITTO ALLA SALUTE

    L’associazione nazionale “Il Terzo Racconto”, impegnata a rimettere il sociale al centro delle politiche pubbliche e ad agire sulle cause strutturali del disagio, esprime piena e incondizionata solidarietà a tutti i medici e operatori sanitari coinvolti nelle inchieste sui Centri per i Rimpatri (CPR) denunciando la grave criminalizzazione dei medici che tutelano la salute dei trattenuti.

    I CPR sono definiti come strutture amministrative per evitare l’irreperibilità dei migranti in attesa di espulsione. Ciononostante, questa misura si rivela sistematicamente inefficace, in quanto solo il 50% delle persone trattenute viene effettivamente rimpatriato a causa della mancanza di accordi con i Paesi di origine. 

    Con la sentenza n. 96 del 2025, la Corte Costituzionale ha ribadito un principio invalicabile: il trattenimento incide sulla libertà personale e non può svolgersi al di fuori delle garanzie dell’articolo 13 della Costituzione. La Consulta ha evidenziato come il legislatore sia venuto meno all’obbligo di disciplinare con legge le modalità di restrizione e la relativa erogazione del servizio sanitario. Ad un anno di distanza da tale pronuncia, la totale inerzia legislativa rende di fatto illegali le attuali misure restrittive applicate nei CPR.

    Di fronte a questo vuoto normativo, l’azione dello Stato si è concentrata sulla persecuzione dei presidi sanitari: le perquisizioni e le indagini giudiziarie nei confronti dei medici — le cui relazioni tecniche hanno attestato la palese non idoneità sanitaria allo stato detentivo di persone ristrette — rappresentano un’aberrazione giuridica, storica e umana. 

    La professionalità e l’onestà intellettuale del personale medico non possono essere oggetto di criminalizzazione per aver difeso la salute di persone affette da grave sofferenza.

    Il quadro normativo e scientifico internazionale è chiaro su questo punto. L’ Evidence Brief dell’OMS sulla detenzione dimostra come la detenzione amministrativa produca un impatto intrinsecamente dannoso sulla salute, non risolvibile nemmeno tramite il miglioramento delle condizioni materiali, e sollecita l’adozione di alternative non detentive. Un’attenzione prioritaria va rivolta a tutti i migranti affetti da disturbo da stress post-traumatico (DPTS) conseguente alla reclusione nei CPR, la cui condizione psicofisica viene drammaticamente aggravata dal regime detentivo.

    La giurisprudenza della Corte CEDU ha più volte rimarcato che il diritto alla salute costituisce un obbligo positivo di protezione e garanzia effettiva delle cure, specialmente per le persone in stato di totale soggezione all’autorità pubblica.

    In contesti in cui la sanità è delegata a soggetti privati gestiti con logiche di profitto e in assenza di un presidio sanitario statale regolamentato, accade frequentemente che persone entrate sane nei centri ne escano gravemente traumatizzate. Nessun medico, in scienza e coscienza, può ritenere un individuo affetto da patologie o traumi idoneo al trattenimento in strutture siffatte.


    Il Terzo Racconto, esprimendo piena e incondizionata solidarietà a tutti i medici ed operatori sanitari coinvolti nelle inchieste e perquisizioni per aver agito nel rispetto del Giuramento di Ippocrate e della legge, chiede con forza il ripristino della legalità e la garanzia universale del diritto alla salute. Tale diritto non può e non deve fermarsi davanti ad alcun cancello. Il Terzo Racconto chiede la tutela immediata ed effettiva per tutti i migranti con disturbo traumatico da stress post reclusione nei CPR, la cui salute mentale e fisica è del tutto incompatibile con la detenzione amministrativa. Per tale motivo, nelle condizioni attuali, i CPR sono privi di copertura costituzionale e devono essere chiusi.

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