IL SOCIALE
PRIMA DELL'ECONOMICO

Il sociale prima dell'economico

Secondo la suggestiva metafora di Giuseppe De Rita, “Il terzo racconto” nella lunga storia per il Sud, è quello successivo alla stagione caratterizzata dal pensiero e dall’impegno dei grandi meridionalisti ed a quello del forte intervento dello Stato per indurre processi di sviluppo che tuttavia ha ottenuto risultati modesti.

Il terzo racconto ha come protagonisti i soggetti ed i processi locali, con al primo posto le organizzazioni del Terzo Settore. Alcune di esse, sulla scorta delle esperienze maturate – che danno concrete risposte ai bisogni dei soggetti più fragili e che dimostrano che il capitale sociale è condizione essenziale per lo sviluppo – hanno sentito l’esigenza di costruire un’associazione.

A partire dal radicamento territoriale, e nella convinzione che è necessario addensare e costruire legami di senso e di prospettiva tra le diverse esperienze in un disegno che comprenda la parte più significativa di ciascuna e di tutte, il terzo racconto vuole organizzare una presenza ed una proposta più complessiva, più generale, più esplicitamente politica.

L’iniziativa dell’associazione si fonda su tre assunti fondamentali:

1
il terzo settore non può essere uno strumento di contenimento delle situazioni di disagio e di inadeguatezza ma è un soggetto di cambiamento
2
le esperienze concrete e consolidate dimostrano che nelle politiche di welfare il terzo settore ha raggiunto alti livelli di efficacia e di efficienza, capacità di innovazione e radicamento territoriale: non più strumento subordinato delle politiche pubbliche o sperimentatore di pratiche innovative ma partner paritario secondo le chiare indicazioni della Carta Costituzionale
3
lavorare nel sociale determina processi di sviluppo: il sociale prima dell’economico

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