Report prima assemblea nazionale dei soci
15 e 16 maggio 2025
Il 15 e 16 maggio alla Fattoria Sociale Fuori di Zucca (Lusciano, Caserta) abbiamo promosso la prima assemblea nazionale dei soci dell’Associazione Il Terzo Racconto. Un momento fondamentale per rinsaldare legami e visioni, confrontarsi sulle strade da intraprendere e iniziare a gettare basi concrete per il lavoro dei prossimi mesi.
Hanno partecipato 31 organizzazioni socie su 40 attualmente aderenti. Ai lavori hanno partecipato 42 persone, cui si sono aggiunti alcuni auditori referenti di enti interessati ad associarsi e persone fisiche.

La prima giornata è stata dedicata alla valutazione della fase di disseminazione ed ampliamento della compagine sociale ed agli approfondimenti sulla visione strategica dell’Associazione.
Il Terzo Racconto mette insieme diversi enti del terzo settore che nelle loro storie, nei loro percorsi, trovano punti in comune e che a partire da questo vogliono condividere advocacy e riflessioni per promuovere un radicale cambiamento nelle politiche nazionali su temi cruciali per lo sviluppo.


Le voci dei soci:
“Cosa porto a Il Terzo Racconto”: Spunti di riflessione, desiderio di conoscere e approfondire; la necessità di essere più incazzati e di tornare a parlare di ideali; un’esperienza di cultura sociale di lavoro culturale e conflittuale; l’energia e la volontà di provarci ancora; la voglia di costruire un mondo nuovo attraverso il protagonismo dei soggetti reali; energie; un po’ più di entusiasmo, un po’ più di competenza, un po’ più di radicalità; impegno nel coinvolgere altre realtà che siano attive nell’innovazione sociale e che possano apportare un contributo al percorso; tempo e spunti di riflessione.
“Cosa prendo da Il Terzo Racconto”: condivisione di esperienze, momenti di analisi approfondita; riflessione, confronto, crescita e coinvolgimento; il metodo e l’agire di realtà che stimiamo per imparare a fare meglio, magari insieme; la bellezza del confronto e dell’ascolto dell’altro; agire politico purché generi cambiamento (dei modelli sociali); un luogo dove si avverte aria di “pensiero libero”, spero che le idee che nasceranno diventino realtà; la capacità di nuove connessioni e ramificazioni estese; possibilità; un po’ di energia e di saperi per sentirmi meno solo; il desiderio di camminare insieme.

La seconda giornata è stata dedicata ai lavori di gruppo su proposte di modifiche strutturali delle politiche pubbliche sui due temi scelti per l’anno sociale in corso:
- Assistenza, accoglienza e inclusione sociale per le donne vittime di violenza e strutturali attività di prevenzione & empowerment;


- Le carceri oggi: condizioni e prospettive


Certi che questo sia solo l’inizio di una riflessione, i gruppi hanno lavorato sui temi proposti grazie al contributo dei facilitatori.
Al termine dei lavori i referenti dei gruppi hanno condiviso con l’assemblea il contenuto dei rispettivi dibattiti.
Primo Gruppo: Il tema del contrasto alla violenza sulle donne è complesso perché non è fuori di noi, non è un oggetto del lavoro strettamente sociale ma ampiamente culturale che trasversalmente ci interroga come persone, in termini di analisi e di risposte. Una donna su tre è vittima oggi di violenza e quindi non è più possibile pensare alle politiche di intervento su questo tema come su un target racchiuso o come a problemi che riguardano una minoranza vulnerabile. Si tratta di decostruire le dimensioni culturali che sono alla base dell’identità di genere, sia maschile che femminile. La proposta è quella di approcciare al tema con un’ottica intersezionale: partire dall’idea che tutte le donne subiscono lo stesso tipo di discriminazione e hanno vincoli esterni ed interni ma con diverse vulnerabilità che vanno declinate secondo terminologie. C’è poi una dimensione di provenienza geografica, di diverse opportunità, e per questo motivo l’approccio intersezionale per il gruppo diventa uno dei punti fermi da cui partire. Emergono, quindi, proposte di contaminazione del lavoro sociale con pratiche e politiche di educazione all’affettività; di dare valore a quanto già in essere sui territori; curare una diversa comunicazione, un’informazione più diffusa del lavoro dei centri antiviolenza. Questi, infatti non sono solo spazi di accoglienza delle donne ma soprattutto luoghi di diffusione culturale, di progettazione politica, di attivazione di cambiamento e di attivazione di politiche di advocacy. Anche le politiche sanitarie sono fondamentali in termini di accesso alle cure per le donne.
Secondo gruppo: Nel mondo della società civile organizzata il carcere è da sempre un’area privilegiata di impegno. Per Alexis de’ Tocqueville era nel modo in cui gli stati ed i governi organizzano le carceri che si poteva misurare il grado di civiltà di quella nazione. In effetti vi è da dire che lo stato di salute della democrazia e della coesione sociale interna ai popoli si può riscontrare nel corretto funzionamento di quel meccanismo correlato alla funzione principe di uno Stato: scongiurare e fermare la violenza interna, punire i colpevoli e riaccompagnare all’interno del tessuto sociale coloro che hanno rotto il “patto” con il resto della società commettendo reati. La riflessione è partita da un’analisi della situazione del carcere in Italia. Il tema principale emerso è la frammentarietà delle politiche sul carcere: fondi dedicati, iniziative, possibilità e leggi tutte estremamente frammentate. A questo si aggiunge l’idea di un lavoro integrato fatto da equipe orizzontali pubblico-privato che l’esperienza dei soci denota essere una strategia di successo. La strada potrebbe essere quella di far sedere il Terzo Settore alla pari al tavolo con servizi sociali, USSM, UEPE, carcere, Tribunale di Sorveglianza e concertare un lavoro sulle persone, con le persone e negli ambienti di vita reali in cui le persone abitano. Quindi non soltanto un intervento per la pena ma anche negli ambienti di vita. Le prerogative per il lavoro da fare emerse sono: darsi una valutazione scientifica al lavoro istituendo dei gruppi esterni che possano valutare il lavoro delle organizzazioni del terzo settore comparando le azioni in campo con le evidenze connesse alle recidive alla devianza abituale. Promuovere una verifica critica sull’efficacia ed efficienza delle policy adottate.
Durante i lavori emerge l’urgenza di lavorare ad una proposta nazionale che prenda in carico il rapporto tra budget/salute/carcere. Prendendo le distanze dalla fuorviante “categorizzazione” e rendendo centrali le storie di vita delle persone.
Questa prima assemblea nazionale si chiude con maggior consapevolezza sull’esigenza e l’urgenza di essere più radicali e pragmatici nelle visioni.
Ed è questo che il Terzo Racconto vuole fare con tenacia.

